L’astrazione

Il programma di Economia politica è articolato in due parti che si caratterizzano per un diverso livello di astrazione.

Che cosa vuol dire procedere per Magritte - Le vacanze di Hegelastrazione? Che cosa dobbiamo intendere con il termine astratto?

L’astrazione [cfr. astrazione | Marxpedia] è uno strumento indispensabile all’interno del processo conosci­tivo e di indagine scientifica ma (o forse proprio per questo) sul significato e dunque sull’uso di questo concetto prevalgono idee confuse, spesso fuorvianti. Per chi non abbia familiarità con i concetti, astratto potrebbe sembrare sinonimo di irreale, per cui concreto sarebbe – per contrasto – il reale: non è così. Qualcuno potrebbe pensare che astratto significhi vago, e di conseguenza concreto starebbe a intendere preciso: non è così.

In prima approssimazione possiamo definire astratto come generale e concreto come particolare, per cui la nostra analisi dell’economia, lo studio dell’economia politica procederà dall’astratto al concreto: partiremo da alcune condizioni e dunque da alcune categorie molto generali per poi procedere verso l’analisi di situazioni più particolari che richiedono l’utilizzo di categorie diverse da quelle utilizzate nella I parte del corso.

Che una categoria come merce o capitale sia astratta non vuol dire perciò che “la merce non esista”, che sia qualcosa di “irreale” o di “vago”, come se ciò che esiste debba presentarsi necessariamente sotto le forme di un qualche oggetto materiale; l’amicizia e l’amore esistono, così come la competizione e lo sfruttamento: è che si tratta di concetti, ma – per l’appunto – anche i concetti esistono e sono importanti perché ci consentono di “dare un ordine” alla confusione del mondo che, senza concetti, non sarebbe conoscibile, almeno non in senso scientifico.

I concetti, le categorie, dunque l’astrazione, non solo sono reali e importanti ma vengono prima degli oggetti e delle situazioni materiali, ed è per questa ragione che vanno studiati e analizzati per primi. Persino prima dei soggetti.

In molti corsi tradizionali di Economia politica (probabilmente nella maggioranza dei casi) la logica che si segue è differente: tradizionalmente si comincia dalla “Microeconomia”, ossia dallo studio del comportamento di un singolo “agente economico” presupposto come rappresentativo dei comportamenti della maggioranza e poi, procedendo per aggregazione, si affrontano gli argomenti tipici della “Macroeconomia” per arrivare, ma non sempre – si sa che cosa può succedere alle cose che si mettono alla fine – alla crescita economica (o alla crisi) che, da un diverso punto di vista, piò essere considerato l’argomento più importante e più generale di tutti. In sostanza, noi crediamo che sia preferibile procedere dal generale al particolare, e durante il corso spiegheremo perché.

Facciamo intanto un primo esempio. Tutti noi abbiamo familiarità con i prezzi; sembrerebbe così naturale cominciare il nostro studio dell’economia partendo dai prezzi, e invece è preferibile compiere “un passo indietro” e analizzare dapprima la categoria di valore. Un’astrazione, evidentemente. Perché pensiamo che sia preferibile questo metodo? Quali vantaggi speriamo di trarne?

E’ Marx che affronta questo argomento, nel terzo paragrafo della sua celebre Introduzione del ’57 a un testo che ha per titolo Per la critica dell’economia politica. Per Marx il “metodo scientificamente corretto” per comprendere il reale è quello secondo il quale “le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero“.

Detto in estrema sintesi, Marx sostiene la necessità di salire dall’astratto al concreto per appropriarsi del concreto ma – al contrario degli idealisti – senza concepire il reale come risultato del pensiero.

Posso immaginarlo, c’è già chi – a questo punto – crede di essersi smarrito e pensa: difficile, troppo difficile. Non è difficile, è solo questione di allenamento mentale e dunque di pazienza. A questo stadio iniziale del lavoro bisogna procedere lentamente. Non è chiaro a una prima lettura? Non appare chiaro? Torniamo su e leggiamo di nuovo, ché non c’è fretta. Lavorare con lentezza (è il titolo di un bel film sul ’77 nel senso di mille e novecento settanta sette), sin prisa (e sin pausa) dice l’allenatore.

Partiamo dallo studio di alcune categorie molto generali, astratte, per capire meglio le relazioni economiche concrete, sapendo che tali categorie (la merce, il valore, il capitale, il denaro, lo sfruttamento) sono “relazioni astratte di una totalità vivente e concreta già data“.

E’ un metodo logico, e noi adotteremo il metodo logico e il metodo storico. Andremo continuamente “avanti e indietro”. A quale scopo? Proviamo a porci una domanda: qual è il modo migliore per ricostruire lo sviluppo delle diverse forme economiche che ha assunto la società umana? Come possiamo capire meglio la natura del capitalismo?

Marx, a un certo punto del suo discorso, tira fuori una delle sue frasi famose: “L’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia”. Perché gli animali?  vi chiederete. E’ che mentre Marx scrive il Capitale, un altro scienziato, Charles Darwin, sta scrivendo la sua celeberrima opera sull’evoluzione. Darwin manda poi una copia del suo libro a Marx che lo stima e sa bene quanto la questione dell’evoluzione sia importante non solo per le scienze naturali, ma pure per le scienze sociali. Eppure – notate la differenza – Marx non crede che sia possibile dall’anatomia della scimmia ricavare insegnamenti utili a comprendere l’anatomia umana: pensa – in un certo senso  – al contrario.

Ciò che nelle specie animali inferiori accenna a qualcosa di superiore può essere compreso solo se la forma superiore è già conosciuta. L’economia borghese fornisce quindi la chiave di quella antica ecc. In nessun caso però procedendo al modo degli economisti che cancellano tutte le differenze storiche e in tutte le forme della società vedono la società borghese“.

Doppio salto. Stiamo cercando di dire innanzitutto che non procederemo dal particolare al generale ma dal generale al particolare. Nella prima parte del corso disegneremo, a grandissime linee, il quadro di un sistema economico astratto, cioè di una economia dalla cui analisi terremo fuori – ma solo provvisoriamente – tutti i “fattori di disturbo”, le oscillazioni cicliche, i particolari, per concentrarci sull’essenziale. In questo senso il modello di economia che descriviamo nella I parte del corso è astratto, molto astratto. Studieremo il capitale in generale, la sua accumulazione e la crisi di questo meccanismo ignorando sistematicamente e deliberatamente tutto il resto.

L’economia capitalistica in generale nel lungo periodo: questo il quadro di riferimento concettuale della I parte del corso.

Questo per quanto riguarda il metodo logico. Ma abbiamo detto anche metodo storico, e questo è l’altro aspetto della questione. Le categorie che utilizziamo, a partire da quella – centrale – del valore, non sono – per così dire – “naturali”. Noi viviamo in una economia capitalistica, non in una economia senza aggettivi, e il capitalismo è una formazione sociale determinata che ha avuto un suo inizio, in un luogo e in un tempo determinato, ha conosciuto un periodo di forte sviluppo, ma non in ogni paese nello stesso modo, e adesso sta vivendo una drammatica fase di crisi che potrebbe, presto o tardi, portare alla formazione di una diversa struttura socio-economica né più e né meno di come è capitato alle formazioni socio-economiche che il capitalismo hanno preceduto.

Dunque utilizzeremo categorie, astrazioni, ma categorie e astrazioni socialmente determinate. Merce, lavoro astratto, capitale, salario, sono categorie adatte ad analizzare la dinamica del sistema economico capitalistico, non vanno altrettanto bene per studiare il periodo dell’economia schiavistica, non valgono per il futuro.

Riassumendo. Non è immediatamente evidente la forza di un metodo che, “salendo dall’astratto al concreto, è il solo modo, per il pensiero, di appropriarsi il concreto“. Il complesso – secondo noi – spiega il semplice, il presente interpreta il passato.

Buon inizio.

 

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