Traccia #2 Le categorie fondamentali

 

Come leggere le dense pagine del testo di Marx che costituiscono il riferimento della prima parte del corso?

Innanzitutto con attenzione, e dunque con calma e pazienza. Sembra un consiglio ovvio, o almeno dovrebbe essere scontato, ma non è possibile ignorare che uno degli elementi che caratterizzano il presente  sia la velocità, l’estrema velocità di circolazione delle merci (tanto per entrare subito in tema) e dei capitali, che impone alle persone ritmi sempre più frenetici che mal si accordano con i tempi della vita che sono, per loro natura, lenti e diseguali.

 La nostra memoria (di cui quella dei computer è solo una brutta copia) ha uno “spazio fisso” e la nostra capacità di processare gli elementi non può essere spinta oltre un certo limite. E’ invece questione di allenamento, questo sì. 

 Il primo capitolo del I libro del Capitale è un testo che va studiato con attenzione. E’ l’inizio di un percorso e, come accade per tutti gli inizi, può apparire difficoltoso: non c’è da scoraggiarsi, si tratta invece di abituarsi a quel metodo dell’astrazione che per molti risulta nuovo, ma è la cifra di un apprendimento solido. In fin dei conti – se ci pensate – la formazione di una legge, terreno più congruo di quello economico per degli studenti di Giurisprudenza, è  – o dovrebbe essere – il massimo dell’astrazione: i legislatori prendono in esame dei comportamenti da consentire, da incoraggiare o da vietare e, non potendosi stabilire una casistica infinita, procedono per astrazione, ossia generalizzando il più possibile i casi particolari per trovare una formulazione che, se approvata dal Parlamento, acquista forza di legge anche in virtù della sua generalità.

 Prendiamo l’incipit del Capitale, le parole con cui si apre il primo capitolo: “La ricchezza delle società nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico si presenta come una immane raccolta di mercie la merce singola si presenta come sua forma elementare. Analizziamo il testo parola per parola.

 La ricchezza. Il Capitale  – ma  più in generale  lo studio dell’economia politica – riguarda la ricchezza. Termine astratto, ma non per questo poco chiaro. Studieremo come si forma, chi  produce, chi si appropria della ricchezza. Notate la differenza con un manuale di Micro o di Macroeconomia che tradizionalmente si apre così: “l’economia politica è la scienza che si occupa della produzione e della distribuzione di risorse scarse..”. La scarsità al centro dell’attenzione degli economisti tradizionali, per noi – da subito – la ricchezza. Le crisi delle società non capitalistiche erano tipicamente crisi da scarsità, quelle del capitalismo – compresa quella in cui molti paesi ricchi si trovano intrappolati da anni – sono crisi da abbondanza, anzi da sovrabbondanza.

 La ricchezza delle società. Il livello di aggregazione è immediatamente ed esplicitamente “macroeconomico”: non faremo partire il nostro studio da una impresa “rappresentativa” o da un “singolo consumatore” analizzato isolatamente dal suo contesto come il Robinson Crusoe tanto amato dai manuali di economia. Non ci interessano gli individui in quanto tali, ma le società umane. Astrazione un po’ più determinata. La nostra indagine riguarda la ricchezza delle società.

 La ricchezza delle società in generale? Stiamo studiando l’economia senza altri aggettivi? Comportamenti, norme, categorie che vanno bene per descrivere l’economia schiavistica come quella feudale come quella del futuro? No, ci occuperemo della ricchezza di quelle società nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico, il che significa che avremo bisogno di fare ricorso a categorie che siano tipiche di un modo di produzione, quello capitalistico ma – ulteriore specificazione – non solo di quelle economie pienamente capitalistiche come l’Italia, gli Stati Uniti o la Germania ma anche di quelle società, prendiamo ad esempio la Cina, in cui non esiste una forma di capitalismo identica a quella occidentale ma tipologie di proprietà diverse  tra cui però predomina il modo di produzione capitalistico.

 Ricchezza, società, modo di produzione capitalistico, predominio; andiamo avanti: questa ricchezza appare, si presenta come qualcosa.. Ecco entrare in scena la forma, le forme: in che senso appare, si presenta? Perché Marx non scrive direttamente e semplicemente “è”? C’è evidentemente nel mondo capitalistico una non coincidenza tra “apparenza” e “sostanza”. La crisi in cui siamo coinvolti da alcuni anni a questa parte si presenta come crisi finanziaria, appare in una forma tipicamente monetaria, con studiosi e commentatori che si interrogano prevalentemente sul ruolo della finanza, sull’euro, sul debito degli Stati: così una crisi si manifesta, anche se manifestarsi, apparire, avere una determinata forma non significa che quello che appare non esista nella realtà o non abbia importanza. Semplicemente non è tutto.

Che l’economia contemporanea assuma prevalentemente una forma monetaria o finanziaria non significa che questi aspetti ne costituiscano la sostanza, ma contemporaneamente interrogarsi su che cosa stia dietro il denaro – la pelle d’oro con cui sono rivestite le merci – non vuol dire che il denaro non abbia importanza, tutt’altro, solo ci avverte che si tratta di una forma di manifestarsi di qualcosa.

 Quella monetaria o finanziaria è la pelle d’oro con cui è rivestito il capitale, così come la merce è una forma in cui si manifesta la ricchezza; meglio: è la forma tipica in cui si manifesta la ricchezza di una determinata società, anzi: è l’unica forma in cui si possa manifestare la ricchezza in una determinata società, in uno specifico contesto sociale. Prima del predominio dell’economia mercantile non è che la ricchezza non esistesse, semplicemente si manifestava sotto forme diverse. Si produceva anche per il mercato, ma non prevalentemente per il mercato; in questo senso predomina.

 Di nuovo, daccapo. La ricchezza delle società in cui predomina il modo capitalistico di produzione appare come una immensa raccolta di merci.

 Ecco una vera parola chiave, la merce, forma elementare in cui si presenta la ricchezza nella nostra società.

 Modernissimo Marx, aveva visto nella prima esposizione universale delle merci, Crystal Palace di Londra, 1851, la forma generale della ricchezza sociale della sua epoca e di quella a venire. Poco più di diecimila espositori, qualcosa come centomila oggetti, dalla prima macchina da scrivere – italiana – a un sassofono, dalle trebbiatrici – americane – ai primi stereoscopi. Quando si inaugura l’Expo, Marx ha trentatre anni e vive da due a Londra, esule politico e senza un quattrino, cercando di organizzare (e riorganizzare) il movimento internazionale dei lavoratori e trascorrendo intere giornate al British Museum a studiare, scrivere, a lavorare.

 L’immagine della prima vera esposizione universale delle merci è, nonostante siano passati più di centocinquanta anni, una immagine modernissima di quei (non)luoghi che oggi sono diventati la norma della distribuzione: i centri commerciali. Una immane raccolta di merci.

 Che cosa si intende per merce? Che cosa fa di un oggetto (ma non solo di un oggetto materiale) una merce? Da quando si può parlare di merci? Qual è la caratteristica principale di una merce e perché è così importante?

 Questo, con buona volontà, scopriremo studiando il primo capitolo del I libro del Capitale. Leggetelo con attenzione, poi rileggetelo con calma e, infine, studiatelo. Il succo della critica dell’ economia politica – potete fidarvi – sta tutto là.

 

 

 

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