Third of foreign investment is multinationals dodging tax

Study into global FDI finds 40% of flows used as vehicle for financial engineering

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A large proportion of the world’s stock of foreign direct investment is “phantom” capital, designed to minimise companies’ tax liabilities rather than financing productive activity, according to research. Nearly 40 per cent of worldwide FDI — worth a total of $15tn — “passes through empty corporate shells” with “no real business activities”, the study by the IMF and the University of Copenhagen found. Instead they are a vehicle for financial engineering, “often to minimise multinationals’ global tax bill”, said researchers Jannick Damgaard, Thomas Elkjaer, and Niels Johannesen, who carried out the study.

The findings come at a time when governments are trying to clamp down on multinational corporate tax avoidance. Tax reform features high among the priorities of the G7 group of countries. Recent unilateral moves by France to tax global tech groups operating in the country have increased the pressure on other G7 members to reach an agreement. The OECD has been charged with identifying globally acceptable solutions by next year.

  Nearly half of the phantom FDI the researchers identified was in Luxembourg and the Netherlands. Other countries in which less than half of FDI is “genuine” included Malta, Ireland, Switzerland and a number of British overseas territories and crown dependencies, according to the study’s authors.

Brad Setser, an international economist at the Council on Foreign Relations in New York, said the study showed that “these structures — phantom companies or phantom investments — are optimised for minimising firms’ global tax”. “Apple does not produce its iPhones in Ireland, nor does Apple design them or develop the majority of its operating system in Ireland [but] one of the most valuable US foreign direct investments now is Apple’s ownership stake in Apple Ireland,” Mr Setser said.

Nearly two-thirds of Ireland’s inward investment is “phantom”, the IMF study found. Despite recent international efforts to prevent companies from shifting profits internationally for tax purposes, the study showed that phantom capital was growing as a share of overall FDI. As late as 2010, phantom FDI made up 31 per cent of the total FDI stock; by 2017 it had reached 38 per cent. Behind the global number, countries differ widely. The UK’s share of phantom inward FDI jumped from just 3 per cent in 2009 to 18 per cent in 2017, the estimates show. In Belgium and Sweden, the share fell from about 30 per cent to single digits in the same period.

Alex Cobham, head of the Tax Justice Network, a campaigning organisation, said efforts to reduce “profit-shifting” to low-tax jurisdictions earlier in the decade because of “fiscal and political pressures after the crisis” had, perversely, led to even “more aggressive avoidance behaviour”. “Profit shifting has gone from a marginal feature of the global economy to a systemic feature,” he said. “This is just the way of doing business now.” But the current reform effort is promising, he added. It will “allocate some share of profit according to where real activity takes place, and that has to be the answer, the systemic response this systemic problem requires”.

https://www.ft.com/content/37aa9d06-d0c8-11e9-99a4-b5ded7a7fe3f

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If you want to understand the brutality of American capitalism, you have to start on the plantation (Matthew Desmond)

In August of 1619, a ship appeared on this horizon, near Point Comfort, a coastal port in the British colony of Virginia. It carried more than 20 enslaved Africans, who were sold to the colonists. No aspect of the country that would be formed here has been untouched by the years of slavery that followed. On the 400th anniversary of this fateful moment, it is finally time to tell our story truthfully.

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“Finora, per calcolare l’elusione delle big company, si era utilizzato un sistema indiretto, che intercettava il 17% dei profitti volati all’estero.” – spiega Gabriel Zucman a L’Espresso (n° 28, anno LXV, 7 luglio 2019, pag. 51) – Ora invece, incrociando le cifre delle controllate estere con altri dati, come le bilance dei pagamenti tra nazioni, il prodotto interno lordo e i volumi d’affari delle grandi società, siamo in grado di controllare il profit shifting complessivo, cioè il totale dei profitti spostati in paesi a bassa tassazione”. L’ammontare a livello mondiale – afferma Zucman nell’intervista a Gloria Riva – è enorme: 616 miliardi di dollari, pari a circa 550 miliardi di euro, una cifra immensa anche rispetto agli utili globali. I profitti realizzati dalle multinazionali attraverso le controllate estere ammontano infatti a 1.700 miliardi di dollari. “Stimiamo che il 40% del totale finisca ogni anno nei paradisi fiscali”. Come? Read More

La prima causa strutturale delle migrazioni internazionali
odierne, sempre più dirette da Sud verso Nord
(e da Est verso Ovest, specie in Europa), è  costituita
dalle disuguaglianze di sviluppo generate dal
colonialismo storico – che è stato il versante extra-europeo
del processo di formazione del modo di produzione
capitalistico alla scala globale.
Non se ne parla mai, ma la ricerca storica meno malata
di eurocentrismo ha ormai assodato che fino alla
fine del 1400 (ed oltre) i livelli di sviluppo materiale
raggiunti nei diversi continenti sono stati sostanzialmente
comparabili. In ogni caso le disparità esistenti
a quel tempo non avevano nulla a che vedere con le
odierne disuguaglianze di sviluppo, raffigurate alcuni
anni fa dall’Onu con una coppa rovesciata. E questo
senza eccezioni, se è vero, come attesta Joseph Ki-
Zerbo, che “fino al XVI secolo l’Africa [nera] poteva
validamente paragonarsi agli altri continenti. Poi è intervenuta
una frattura che si è andata progressivamente
allargando”, per effetto della tratta degli schiavi e
delle aggressioni e spartizioni coloniali.

La stessa cosa si può dire per il mondo arabo che aveva conosciuto
già il suo apogeo nei secoli precedenti (“il momento
islamico della storia del mondo”), quando era riuscito
a raccogliere e sintetizzare le conoscenze acquisite
dagli antichi romani, dai greci, dagli egiziani, dai bizantini,
dai cinesi, dagli indiani, spingendosi molto in
profondità dentro l’Asia.

Se all’inizio del 1500 un’area
continentale era in uno stadio più avanzato delle
altre, questa era l’Asia dell’impero moghul in India e
della dinastia Ming in Cina, e lo sarebbe rimasta fino
al primo ventennio del 1800.
La frattura storica, la “grande divergenza” tra l’Europa
e i continenti “di colore” ha iniziato a determinarsi
a partire proprio dall’assalto europeo alle Americhe
(data-simbolo il 1492, primo viaggio dell’avido mercante
di schiavi genovese Cristoforo Colombo nelle
Indie occidentali), si è approfondita nei secoli
seguenti attraverso il saccheggio delle
Americhe, la tratta degli schiavi africani, la
colonizzazione del Golfo Persico, l’assalto
all’Asia, la spartizione e l’occupazione
dell’Africa, e ha messo capo ad una divisione
internazionale del lavoro che ha visto le
metropoli europee sfruttare e opprimere per
secoli le colonie e le semi-colonie. Una divisione
internazionale del lavoro messa in
discussione esclusivamente da un possente
movimento anti-coloniale, ma che ha tuttora
un grande peso nella determinazione delle
migrazioni mondiali.

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Il fallimento delle strategie finora adottate per stimolare una crescita economica da tempo anemica alimenta il dibattito sui princìpi teorici alla base delle interpretazioni della crisi ancora prevalenti. Se si considera la diminuzione della profittabilità media degli investimenti come il punto di partenza dell’analisi, occorre considerare le principali controtendenze che si sono rivelate nel tempo le più adatte a far ripartire – almeno temporaneamente – il processo di accumulazione; tra queste le principali sono: l’aumento dello sfruttamento del lavoro, l’esportazione di capitale all’estero, la svalutazione del capitale. Questo saggio si propone di indagare la dinamica della svalutazione distinguendo la svalorizzazione (deprezzamento) del capitale in quanto valore dalla sua distruzione in senso fisico (materiale).

The failure of the strategies so far adopted to stimulate an anemic economic growth fueled the debate on the theoretical principles underlying the prevailing crisis interpretations. Considering the decline in average investment profitability as the starting point of the analysis, it is necessary to consider the main counter-tendencies that have proved to be the most appropriate to re-boost – at least temporarily – the process of capital accumulation: among them, the main ones are: the increased labor exploitation, the foreign direct investments, the devaluation of capital. This essay aims to investigate the dynamics of devaluation by distinguishing the devaluation (depreciation) of capital as a value from its destruction in the physical (material) sense.
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[..] La ricerca scientifica non è, se non in misura trascurabile, una ricerca disinteressata della “verità”. Per lo più nasce dall’esigenza di risolvere problemi concreti. Quali erano stati i problemi concreti affrontati dagli scienziati italiani del Quattrocento e del Cinquecento? Una rapida rassegna dei risultati ottenuti rende evidente che si trattava soprattutto di applicazioni riguardanti i consumi delle élites: le belle arti avevano stimolato lo sviluppo della teoria della prospettiva e dell’anatomia (che all’epoca interessava scultori e pittori più che i medici); l’astronomia era motivata dall’esigenza di compilare costosi oroscopi personali; la botanica coincideva in larga misura con la farmacologia, sviluppata soprattutto per curare i membri della classe dominante; la matematica era applicata alla contabilità che interessava banchieri e commercianti.

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I posteri descrivono il Piano Marshall come un atto disinteressato, finalizzato a rilanciare un’Europa devastata dalla guerra. Siamo sicuri?

https://www.arte.tv/it/videos/079409-003-A/il-piano-marshall-ha-salvato-gli-stati-uniti/

(disponibile dal 31/01/2019 fino al 23/03/2019)

Operazione Bird dog

https://www.economiaepolitica.it/politiche-economiche/europa-e-mondo/operazione-bird-dog/