Overall, we believe that increasing worker power must be a central and urgent priority for policymakers concerned with inequality, low pay and poor work conditions. If we do not shift the distribution of power toward workers, any other policy changes are likely to be short-term and insufficient. Read More

Il potere governativo non è nient’altro che l’amministrazione, “burocrazia”. La burocrazia ha come primo presupposto l’autogoverno della società civile in corporazioni. La burocrazia si fonda sulla separazione dello Stato e della società civile, e presuppone lo “spirito di corporazione”. Le corporazioni sono il materialismo della burocrazia, e la burocrazia è lo spiritualismo delle corporazioni.

Là dove la burocrazia è un nuovo principio, dove l’interesse generale dello Stato comincia a diventare un interesse “a parte” e però un interesse “reale”, essa lotta contro le corporazioni come ogni conseguenza lotta contro l’esistenza dei suoi presupposti. Al contrario, non appena la vita reale dello Stato si sveglia e la società civile, mossa da proprio istinto razionale, si libera dalle corporazioni, la burocrazia cerca di restaurarle. La conseguenza lotta per l’esistenza dei suoi presupposti, non appena un nuovo principio lotta non contro tale esistenza, ma contro il principio di essa esistenza.

Il medesimo spirito che crea nella società la corporazione, crea nello Stato la burocrazia. Se prima la burocrazia ha combattuto l’esistenza delle corporazioni per far posto alla propria esistenza, ora essa cerca di mantenere a viva forza l’esistenza delle corporazioni per salvare lo spirito corporativo, il suo spirito.

La burocrazia è il formalismo di Stato della società civile. Essa è la “coscienza dello Stato”, la “volontà dello Stato”, la “forza dello Stato”, in quanto è una corporazione. La burocrazia è forzata a proteggere l’immaginaria generalità dell’interesse particolare, lo spirito di corporazione, per proteggere l’immaginaria particolarità dell’interesse generale, suo proprio spirito: lo Stato deve essere corporazione, sino a che la corporazione vuol essere Stato.

La burocrazia, in quanto corporazione perfetta, ha la vittoria sulla corporazione, burocrazia imperfetta. La burocrazia è lo Stato immaginario accanto allo Stato reale. La burocrazia si pretende ultimo scopo dello Stato. Lo spirito generale della burocrazia è il segreto.

I “delegati governativi” sono la vera rappresentanza politica non della ma contro la società civile. La polizia, i tribunali e l’amministrazione sono delegati dello Stato per amministrare lo Stato contro la società civile. Mediante questi “delegati” l’opposizione non è soppressa, ma è divenuta opposizione legale, fissa. L’opposizione è fissata.

Karl Marx (1818-1883), Critica della filosofia hegeliana del diritto (1843)

..  noi settantenni dovremmo ringraziare la generazione giovane per averci risparmiato, invece di berciare come fanno molti miei coetanei inaciditi che credono di avere il diritto di misurare i centimetri di distanziamento a chi avrebbe tutte le ragioni di ammazzarci visto che siamo noi che abbiamo permesso alla Thatcher e a Blair e ai loro imitatori di distruggere le difese immunitarie, ambientali, sociali che hanno aperto la strada al virus gerontocida. [..] Temo che il sistema psico-immunitario dell’epoca proto-digitale sia stato per decenni penetrato e neutralizzato dall’info-virus, molto tempo prima che il bio-virus si infiltrasse a distruggere ogni autonomia sociale. continua a leggere su OPERA VIVA

Paura del contagio da superfici, oggetti, tastiere di computer, borse della spesa, abiti… Una certa giustificazione c’è: ottimi lavori scientifici dimostrano che, in condizioni sperimentali controllate, il maledetto SARS-CoV-2 riesce a sopravvivere per un certo tempo. E tuttavia, la probabilità di infettarsi toccando superfici, tastiere, maniglie, sedili è infinitamente piccola, risibile nella vita reale.

Donato Greco è nato a Napoli il 24 aprile 1947. Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1971, ha conseguito tre specializzazioni in: Malattie Infettive e Tropicali (1974); Igiene e Medicina Preventiva (1977); Statistica Sanitaria (1982). All’estero ha conseguito i seguenti titoli: London School of Hygiene and Tropical Medicine, Certificate on Epidemiology and Biostatistics (1974); Centers for Disease Control, Epidemiology Intelligence Service Course, Atlanta, USA (1975); WHO, International Course on Tropical Diseases, Surveillance and Control, Moscow, Prague, Geneva, Alexandria (1977).

 Sorvegliare e pulire

 

Questo articolo è un post del blog di Erin Bromage, professore associato di biologia all’università del Massachusetts di Dartmouth, specializzato in immunologia. Da quando è stato pubblicato, il 6 maggio, è stato visto più di tredici milioni di volte.

Sappiamo che la maggior parte dei contagi si verifica nelle abitazioni: di solito una persona contrae il covid-19 all’esterno e lo porta in casa, dove i contatti prolungati con i familiari favoriscono la trasmissione.

Ma quali sono i contesti esterni in cui è più facile essere infettati? Sento parlare spesso dei supermercati, delle passeggiate in bicicletta e dei runner sconsiderati che non indossano le mascherine… Ma davvero sono queste le situazioni a rischio? In realtà non è così. Mi spiego. Read More

[..] non esistono più caratteristiche intrinseche alla collettività che ne impediscano la chiusura in casa per lunghi periodi emergenziali; e dunque la politica futura, di fronte a un’emergenza, si interrogherà sistematicamente sul se dichiarare un lockdown o meno. Quanto detto vale sia su un piano di tenuta sociale che su quello economico. È vero che le condizioni di vita di milioni di persone usciranno letteralmente devastate dal lockdown, ma c’è da tenere presente che ci sono, al contrario, settori economici che ne saranno darwinianamente rafforzati, e quei settori sono tra quelli che, senza neppure alzarsi in punta di piedi, anzi flettendosi un poco, sussurrano istruzioni alle orecchie di ministri e politici. Telecomunicazioni, logistica, intelligenza artificiale, GDO, «sicurezza» cioè guerra. Read More

Las epidemias son producto de la urbanización. Cuando hace alrededor de cinco mil años los seres humanos comenzaron a agruparse en ciudades con densidad poblacional, las infecciones lograron afectar simultáneamente a grandes cantidades de personas y sus efectos mortales se multiplicaron. El peligro de pandemias como la que nos afecta en la actualidad surgió cuando el proceso de urbanización de la población se hizo global. Si aplicamos este razonamiento a la evolución de la producción ganadera en el mundo las conclusiones son realmente inquietantes. En el espacio de cincuenta años la ganadería industrial ha “urbanizado” una población animal que previamente se distribuía entre pequeñas y medianas granjas familiares. Las condiciones de hacinamiento de dicha población en macro-granjas convierten a cada animal en una suerte de potencial laboratorio de mutaciones víricas susceptible de provocar nuevas enfermedades y epidemias. Esta situación es todavía más inquietante si consideramos que la población global de ganado es casi tres veces más grande que la de seres humanos. En las últimas décadas, algunos de los brotes víricos con mayor impacto se han producido por infecciones que, cruzando la barrera de las especies, han tenido su origen en las explotaciones intensivas de ganadería.

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A priori, COVID-19 is a disease that does not discriminate across different demographic groups or locations. In practice, not only are there differences across locations but there is extensive evidence that some demographic groups are severely more affected than others. For example, in the US African Americans are being hit the hardest by the pandemic, which creates an additional source of worry to this already vulnerable socio-economic group.

To shed some light on the mechanisms, we use data on the share of positives across neighborhoods for New York City provided by DOH, which releases (almost) daily updates. We have collected these data updates across different days, which not only allows us to explain cross-sectional results, but also the time-varying importance of different channels. We combine this test data with demographic data provided by the American Community Survey (ACS), also at the zip code level.

We present evidence of an occupation mechanism in explaining different rates of COVID-19 incidence across income, race, age, and other socio-demographic groups. We argue that part of these demographic disparities can be explained due to differences in occupations and their exposure to the illness.

Occupations are a key channel for explaining the differential impact of the COVID-19 outbreak across locations and demographic groups within a city.

We show that after controlling for occupations, commuting patterns and healthcare controls are not significant. Our results also indicate that other demographics such as gender, income, and age become not significant, suggesting the effects across demographics groups can be partially explained by correlation between demographics and occupations.

Moreover, we show that the effect of occupations on positive tests are heterogeneous and arguably related to their rates of human interaction.

We find the strongest positive effect on share of positive tests in the share of workers on Transportation, Industrial, Natural resources, Construction, and Non essential – Professional.

These results align with the fact that the previous occupations tend to involve more human interaction. Read More