There are crimes without victims and crimes without criminals. Financial crime belongs to the second type, as responsibilities for crises, crashes, bubbles, misconduct, or even fraud, are difficult to establish. The historical process that led to the disappearance of offenders from the financial sphere is fascinating.
In the Christian consciousness love for money was seen as a repugnant signal of greed and an obstacle to salvation: “No one can serve two masters: you cannot serve both God and Money”. This biblical precept, however, was accompanied by the ambiguous command: “Render unto Caesar the things which are Caesar’s, and unto God the things that are God’s”. St Francis was well aware of the threat hidden behind this dictum, as Christians might interpret it as a justification to establish the separate kingdom of Mammon. Usurers, however, were deemed ‘financial sinners’, offenders whose earnings relied upon the exploitation of time, their finances being valorized through deferral. This was a sacrilege: time belongs to God. Eventually usury was able to move freely in the Christian conscience when, as historian Jacques Le Goff suggests, the invention of Purgatory made it a venial and redeemable sin.
There were no sinners or criminals behind the financial bubble caused by the Dutch ‘tulip mania’ in the late 1630s, when a bulb of the magnificent semper augustus reached the value of a Rembrandt’s painting. Nor was any form of criminal activity detected in similar crises occurring in Paris and London, where at most the culprits were identified as gullible investors who thought they could amass wealth overnight. Whether buying flowers or stocks, investors were the victims of ineluctable natural causes, calamities that they attracted onto themselves through their own idiocy and, as Jeremy Bentham explained, no legislation can be designed to protect idiots.
Later we keep encountering crises, not sins, let alone crimes. The UK Bubble Act 1720 attempted to regulate financial practices and prevent manias. But after it was repealed in 1825, railways, robber barons, and crooks became the protagonists of the century. The collapse of the Royal British Bank and the Tipperary Bank occurred while, across the ocean, the careers of legendary tycoons such as Jay Gould, Cornelius Vanderbilt and John D. Rockefeller were in full swing. Smaller operators or petty embezzlers were targeted, while leading businessmen were condoned. Those described as villains managed to establish a reputation as generous philanthropists, and as the wealthy Christians of the past atoned through monetary donations, the new rich set up charitable organizations. The blame for financial criminality shifted more decisively towards its victims, namely imprudent and insatiable investors who engaged in what were blatantly fraudulent initiatives.
Blaming the victims continued for decades, leading some commentators to equate financial crime to rape, and Positivist criminologists to coin the term ‘criminaloid’. How many ‘criminaloids’ were responsible for the crisis of 1929 is hard to tell. When Wall Street collapsed it became clear that innovative financial strategies had mingled with unlawful schemes, creating openings for adventurers and swindlers. In criminology the concept of ‘white-collar crime’ was forged, and offenders of high social status and respectability were finally included among its objects of study. John Maynard Keynes, who lost a remarkable portion of his investments during the crisis, described it as one of the greatest economic catastrophes of modern history, a colossal muddle showing how easy it is to lose control of “a delicate machine, the working of which we do not understand”.
The Marshal Plan activated after WW2 helped to rebuild the economy in some European countries, but simultaneously gave rise to illicit appropriation of large sums and the creation of slush funds financing political parties loyal to the USA.
The names of Drexel, Milken, Maxwell, and Leeson marked the 1980s and 1990s, when the prosecution of some conspicuous villains did not alter the perception that criminal imputations in the financial sphere are inappropriate. This sphere, it was intimated, contains its own regulatory mechanism allowing for the harmless co-existence of self-interested actors. WorldCom, Enron, Parmalat and Madoff belong to the current century, which reveals how regulatory mechanisms are sidelined by networks of greed involving bankers, politicians, and auditors.
The 2008 crisis, finally, proves how specific measures aimed at avoiding future crises are criticized or rejected in the name of market freedom. Commenting on the crisis, Andrew Haldane, an Executive Director of the Bank of England, inadvertently reiterated Keynes’ notion that knowledge of the financial world is poor and that not criminals but individuals immersed in uncertainty populate it: mistakes are made, but they are ‘honest’, not fraudulent mistakes, and anyone could make them given how uncertain that world is.
When the Panama Papers were released, rather than uncertainty, one certainty came to light: crimes without criminals occur in grey areas where tax evasion, bribes, money laundering, and all other forms of ‘dirty money’ constitute the hidden wealth of nations.

*Vincenzo Ruggiero is professor of Sociology and Criminology at Middlesex University in London. He is the author of Dirty Money: On Financial Delinquency.

source: https://blog.oup.com/2017/02/financial-crime-without-criminals/

In Abruzzo sono decenni che rischi noti vengono ignorati. Per l’area del Rigopiano la prima mappa elaborata dalla Regione Abruzzo che segnalava criticità importanti è del periodo 1989-1991 ed è stata ripresa tale e quale e, quindi, confermata dalla Giunta Regionale abruzzese con tanto di delibera il 27/12/2007, la n.1383, con cui è stato adottato il Piano di Assetto Idrogeologico.

Le due carte ufficiali mostrano inequivocabilmente che l’hotel Rigopiano è costruito al centro di un’area con colate detritiche, dette conoidi. Sorge, cioè, su un’area rialzata formata proprio dai detriti che arrivano giù dal canalone a monte dell’albergo. Il fatto che ci fosse una struttura preesistente non vuol dire granché perché i tempi di ritorno di questi fenomeni estremi possono essere più lunghi di qualche decina di anni. Un po’ come avviene per le piene dei fiumi, ci sono gli eventi che mediamente avvengono ogni 50 anni, quelli più importanti che avvengono ogni 100 anni e poi quelli estremi che possono avvenire ogni 500 anni e che raggiungono aree che sembravano ai non addetti ai lavori tranquille.

Le carte del rischio tengono appunto conto di questa periodicità perimetrando aree sempre più vaste al crescere del tempo di ritorno. I geologi identificano le aree di rischio non solo attraverso gli eventi già noti, riportati nel catasto di frane e valanghe, ma anche e soprattutto basandosi su alcune caratteristiche specifiche del terreno cui ricollegano il tipo di eventi che può verificarsi. E lì questi segnali dovevano essere evidentissimi, tanto che da decenni sono evidenziati sulle mappe ufficiali.

D’altro lato, senza conoscere queste carte che oggi divulghiamo, solo interpretando le foto aeree, in questi giorni questo processo lo hanno spiegato benissimo diversi geologi. Ora abbiamo anche le mappe che dicono che gli enti avevano almeno gli elementi conoscitivi. Riportati ufficialmente.

Insomma, al momento della ristrutturazione principale avvenuta circa dieci anni fa, che ha ampliato le capacità ricettive della struttura e quindi il rischio intrinseco, c’erano tutti gli elementi, sia sul terreno, sia nelle carte, per accorgersi dei problemi. Negli atti del procedimento amministrativo della ristrutturazione dell’albergo sarà interessante verificare cosa vi è scritto, visto che il Decreto 11/03/1988 dal titolo evocativo “Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione. Istruzioni per l’applicazione obbliga a rilevare anche questi aspetti ed evidenziarne i potenziali effetti.

Purtroppo, però, nel quadro risalta anche la gravissima omissione della regione Abruzzo che si era dotata di una legge sulle valanghe 25 anni fa, la n.47/1992, in cui si prevedeva l’inedificabilità per le aree a rischio potenziale di caduta e la chiusura invernale delle strutture preesistenti in caso di pericolo. La mappa in 25 anni non è stata mai redatta. Magari perché crea problemi a progetti infrastrutturali in montagna, anche quelli recentemente messi in cantiere dal Masterplan della Regione Abruzzo? I documenti sono lì, sul sito WEB della Regione, disponibili a tutti, li abbiamo trovati in pochi minuti. Basta voler cercare.

Volevamo aspettare qualche giorno per rispetto per le vittime e i soccorritori, sperando in ulteriori salvataggi, ma con l’inchiesta della Procura è bene divulgare questa documentazione. Ovviamente in queste ore stiamo predisponendo note ufficiali con tutti i particolari.

Se siamo sorpresi? Amaramente possiamo dire che per noi è routine trovare casi del genere, addirittura anche in Parchi nazionali, come in questo caso. Speriamo che non vi sia l’ipocrisia di nascondere la realtà: tutti giorni in Abruzzo la tutela di cose e persone dal rischio viene dopo i profitti e le grandi opere. Il caso del Rigopiano nasce da un brodo di coltura, con miriadi di casi di opere realizzate in aree rischiose da cui poi emerge la singola tragedia.

Vogliamo dire che l’ultimo grande elettrodotto abruzzese, il Villanova – Gissi di Terna, inaugurato a febbraio 2016, ha 55 tralicci su 150 in aree a rischio frana o esondazione? Tutto con il timbro del Ministero dell’Ambiente e con il paradosso che ancora oggi l’Autorità di bacino sta facendo a posteriori i controlli che dovevano essere preventivi.

Oppure vogliamo parlare della più grande opera pubblica del Masterplan in appalto dall’ANAS proprio in questi giorni, la Fondovalle Sangro, una semplice strada extraurbana che anche noi reputiamo necessaria ma che costerà il triplo rispetto ai costi standard, 190 milioni di euro per 5 km, la spropositata cifra di 36 milioni di euro a km. Perché? L’ANAS e la Regione Abruzzo hanno consapevolmente deviato il tracciato esistente che poteva essere ammodernato cambiando versante e puntando esattamente verso aree mappate con frane addirittura attive. Un’opera osannata su cui nessuno, tranne noi, visti pure con fastidio dal presidente della Regione, sta chiedendo le ragioni di queste scelte che determinano anche pesantissime conseguenze economiche.

Oppure la variante Sud, addirittura a L’Aquila, dal costo di decine di milioni di euro, con un tracciato propugnato dall’ANAS e dal Presidente D’Alfonso in piena area di massimo rischio di esondazione dell’Aterno, contrastata dal basso solo da qualche sindaco e dai comitati. Sul nuovo porto canale di Pescara solo un mese fa l’Autorità di bacino ha risposto sui nostri dubbi sulla potenziale sovrapposizione di una piena del Pescara con il moto ondoso che potrebbe mettere a rischio esondazione un’intera città sostenendo che la concomitanza di questi due eventi è ‘remota’. Abbiamo pure risposto che ciò che è all’inizio è improbabile diventa poi triste realtà.

Nulla, sono andati avanti lo stesso. Constatiamo amaramente che spesso anche le Procure, cui segnaliamo questi casi, non intervengono con la dovuta durezza, magari perché consapevoli che potenziali reati ambientali o della pubblica amministrazione si prescrivono in un batter d’occhio. Siamo tristemente consapevoli di lavorare già su progetti che forse porteranno a qualche tragedia tra dieci -venti anni.

 

Dobbiamo finirla, si rivedano le scelte e le priorità. Con i fatti.

*Segreteria Operativa Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua

Si allegano:   http://autoritabacini.regione.abruzzo.it/index.php/carta-geomorfologica-pai

Tra qualche giorno Enel dovrebbe staccare ai suoi azionisti un assegno pari a circa 900 milioni di euro. Si tratta dell’anticipo di dividendo sull’esercizio 2016, fissato in 9 centesimi per azione.

Chiediamo che Enel rinunci a tale dividendo considerando piuttosto tale somma un anticipo per i danni causati alle popolazioni abruzzesi.

Maurizio Donato mdonato@unite.it
  • ‘Concordo pienamente e lo considero come un anticipo del risarcimento dovuto agli abruzzesi’,  tonino casolaro;

° ‘Anche a me sembra il minimo’, https://twitter.com/strelnik/status/823452626251579392;

°’Buona idea’, Elisabetta G. Rosafio, Professoressa ordinaria di Diritto della navigazione, Università di Teramo;

°’Condivido’, Valerio Vallarola;

°’Sottoscrivo la richiesta’, Angela Musumeci, Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza, Università di Teramo;

°’Ottima idea’, Corrado Pasquali, Professore associato di Politica economica, Università di Teramo;

°’Mi sembra una buona idea, sì’, Omar Makimov Pallotta;

°Non solo sono d’accordo , ma bisogna rifiutare l’obolo offerto una tantum da Enel “x interruzione di servizio”, peraltro tra i più prolungati della storia Enel (8gg – causa “sfoltimento di ben 50000 tecnici + operai in 15 anni/perdita competenze-emergenza/nessuna addestramento- prevenzione/intervento solo post danno) e denunciare l’Enel per i relativi danni materiali e collegati, Vincenzo Miliucci

L’anno scorso la signora Lagarde in un’intervista affermò che la crescita del PIL mondiale era mediocre e tale sarebbe rimasta fino al 2020, dopo non era dato sapere cosa sarebbe accaduto. Quest’anno l’elegantissima signora ha espresso posizioni analoghe, di rincalzo la capo economista dell’OCSE, signora Mann, ha detto che siamo prigionieri di una crescita bassa e per il 2016 la previsione è ridotta al 2,9% (precedente 3,1%). Non ci si azzarda a parlare di stagnazione secolare come fa Larry Summers (e non solo lui), ma il concetto è sostanzialmente simile, si cresce poco e male [..]

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La disoccupazione ha raggiunto livelli senza precedenti in Europa occidentale. I salari sono in discesa e si intensificano gli attacchi all’organizzazione dei lavoratori. Nel 2013 quasi un quarto della popolazione europea, circa 92 milioni di persone, era a rischio povertà o di esclusione sociale. Si tratta di quasi 8,5 milioni di persone in più rispetto al periodo precedente la crisi.

La povertà, la deprivazione materiale e il super-sfruttamento tradizionalmente associati al Sud del mondo stanno ritornando anche nei paesi ricchi d’Europa.

La crisi sta minando il ‘modello sociale europeo’, e con esso l’assunto che l’impiego protegge dalla povertà. Il numero di lavoratori poveri – lavoratori occupati in famiglie con un reddito annuo al di sotto della soglia di povertà – è oggi in aumento, e l’austerità peggiorerà di molto la situazione in futuro.

https://mrzodonato.files.wordpress.com/2016/01/competizione-globale-e-lavoratori-poveri.pdf

 

 

Il valore e i prezzi; il flusso circolare del reddito; principali indicatori statistici del mercato del lavoro; la teoria neoclassica del mercato del lavoro; il mercato del lavoro nella teoria keynesiana. Il ciclo merce – denaro-merce; il ciclo D – M – D’; produzione e valorizzazione; capitale variabile e capitale costante; il plusvalore e il profitto; il saggio del profitto e il suo andamento tendenziale.

Libri di testo:

 

 

 

Il capitalismo come modo di produzione storicamente determinato; la forma-valore, duplicità delle merci e doppio carattere del lavoro.

Contabilità nazionale, grandezze nominali e reali; la scomposizione del Pil pro-capite dal lato dell’offerta; il modello del mercato del lavoro in equilibrio; la curva di offerta aggregata verticale; la domanda aggregata e le sue componenti;  il modello keynesiano.

Il denaro e la sua trasformazione in capitale; processo lavorativo e processo di valorizzazione; capitale costante e capitale variabile; lo sfruttamento; il plusvalore assoluto; differenza tra saggio e massa; il plusvalore relativo; il sistema del macchinario e la grande industria; l’accumulazione di capitale; la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto e le controtendenze.

Calendario delle lezioni e programmi aggiornati al 26 aprile (nel II semestre il corso si svolge nella sede di Avezzano)
 20 -21 febbraio: Presentazione del corso; astrazione, metodo storico e metodo logico in economia politica.
Prima parte del corso: elementi di macroeconomia
27-28: Forma valore, duplicità della merce e del lavoro.
6 marzo: Contabilità nazionale, grandezze nominali e reali; scomposizione del Pil dal lato della domanda;
13 e 14 marzo: scomposizione del Pil pro-capite dal lato dell’offerta;
20 e 21 marzo: modello del mercato del lavoro in equilibrio e curva di offerta aggregata;
27 e 28 marzo: domanda aggregata e  chiusura del modello neo-classico;
3 e 4 aprile: teoria keynesiana del mercato del lavoro;
10 e 11 aprile [lezioni spostate al 24 aprile e al 2 maggio]: modello keynesiano: domanda effettiva, spesa e moltiplicatore.
Seconda parte del corso: elementi di base del modello marxiano
24 aprile (13.30-17.30): riepilogo della I parte del corso.
2 maggio (8.30-12.30): Il denaro e la sua trasformazione in capitale; processo lavorativo e processo di valorizzazione; capitale costante e capitale variabile.
8 e 9 maggio: Lo sfruttamento: plusvalore assoluto, differenza tra saggio e massa, plusvalore relativo.
15 e 16 maggio: Il sistema del macchinario e la grande industria.
22 e 23 maggio: L’accumulazione di capitale.
29 e 30 maggio:  La legge della caduta tendenziale del saggio di profitto e le controtendenze.
5 e 6 giugno:  riepilogo generale e conclusione del corso.

Libri di testo:

Per gli studenti che conoscono l’inglese una buona guida allo studio del Capitale è
  • Study Guide to Capital, a cura di Harry Cleaver
    https://la.utexas.edu/users/hcleaver/357k/357ksg.html
  • Gli studenti fuori corso possono sostituire la seconda parte del programma con la seconda parte del libro del prof. Felli.
  • I laureati che intendono intraprendere la carriera dell’insegnamento possono sostituire la II parte del programma con i capitoli dedicati alla Microeconomia (la I parte del libro) di Elementi di economia di J. Sloman e D. Garratt (il Mulino, sesta edizione) e, per quanto riguarda la Macroeconomia, o studiare per intero il libro di Ernesto L. Felli (Introduzione alla Macroeconomia, Giappichelli Editore, 2013) o studiare la seconda e la terza parte di Elementi di economia di J. Sloman e D. Garratt.